Un nuovo test per individuare subito l’infarto

Messo a punto in Scozia, consente di accelerare i tempi di ricovero in caso di vero bisogno

Un nuovo test del sangue messo a punto dai ricercatori dell'Università di Edimburgo potrebbe ridurre i ricoveri consentendo di individuare in tempi rapidi le persone che hanno effettivamente un attacco cardiaco in corso tra le tante persone che si presentano al pronto soccorso segnalando dolori al torace che non sono però, fortunatamente, infarti (mediamente, solo 2 persone ogni 10 che segnalano dolori al torace sono colpite da infarto).

Il test, già disponibile in 180 ospedali italiani, si basa sull'individuazione della troponina, una proteina contenuta nei muscoli, che viene rilasciata nel sangue in presenza di un danno cardiaco. Oggi l'esame per rilevare questa proteina viene ripetuto ogni 4-6 ore nell'arco delle 12-16 ore successive all'accesso e in questo arco di tempo il soggetto resta in ospedale, anche quando si tratta di un "falso allarme" infarto. Il nuovo test appura se è in corso un infarto in meno di un'ora di tempo: circa 30 minuti sono richiesti dagli analizzatori ed altri 30 dalle attività che servono per inviare il campione in laboratorio, prepararlo e validare il risultato prima di inviarlo informaticamente al pronto soccorso.

Attualmente, gli 844 reparti italiani di pronto soccorso gestiscono ogni anno circa 24 milioni di visite (che equivalgono a 2.800 accessi ogni ora) con un'attesa media di circa 6-12 ore per ricoveri nei periodi critici dell'anno in piccoli ospedali e di 24-72 ore nei grandi ospedali. Il nuovo test consente invece dimissioni molto più rapide di chi non ha bisogno di ricovero e consente così alle strutture sanitarie di ridurre il sovraffollamento e di concentrarsi su chi è davvero in difficoltà.

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