Papalagi, il metodo di riscoprirsi felici

... ritrovare la vera natura, l'unità di corpo e mente, il valore dei sensi...

Papalagi é il nome di un libricino "Millelire" uscito negli anni '70 per Stampa Alternativa.

Si tratta di un "recupero" di un trattato che è arrivato a noi occidentali grazie ad un amico dello scrittore Hermann Hesse, Erich Scheurmann, che per fuggire all'arruolamento forzato tra le file dei soldati nella Seconda Guerra Mondiale, é andato in Nuova Guinea. Una volta lí ha conosciuto un capo tribù, Tuiavii di Tiavea, il quale aveva avuto la possibilità di visitare in modo approfondito l'Europa e in seguito a questo viaggio aveva raccolto le sue impressioni e riflessioni, a tutti gli effetti il primo trattato antropologico scritto da un esponente di un popolo "non occidentale". Scrive Erich nell'introduzione: "Tuiavii aveva nella massima misura la capacità di guardare le cose senza pregiudizi. Niente poteva abbagliarlo, nessuna parola poteva distoglierlo dalla verità. Vedeva, per così dire, la cosa in sé."

Questo scritto che risale quindi al secolo scorso, se letto oggigiorno risulta ancora attualissimo e ci fornisce un ritratto lucido e disincantato di noi occidentali, i Papalagi, per l'appunto. Riflessioni che peraltro il capo Tuiavii aveva scritto come monito per il suo popolo affinché non seguisse le nostre orme, con spirito pedagogico, e che sono state pubblicate a sua insaputa.

Le parole sagge del capo Tuiavii ci fanno comprendere come la cosiddetta civiltà allontani l'uomo da se stesso, lo renda inautentico, innaturale e peggiore.

É illuminante quando descrive la mancanza di tempo del Papalagi: "Il Papalagi é sempre scontento del tempo che ha a disposizione, e accusa il Grande Spirito di non avergliene dato di più". Egli dice che questa deve essere una malattia, perché non è possibile che il Papalagi non abbia mai tempo per stare con la sua ragazza o dedicarsi alle cose che gli piacciono di più e lo fanno stare meglio. "Credo che il tempo gli sgusci via come un serpente tra le mani umide, proprio perché lo tiene troppo stretto a sé".

La maggior parte degli europei vive la vita come "un sasso che é stato lanciato"..."il Papalagi attraversa correndo la sua vita, senza pace, disimpara il piacere di camminare e vagabondare, di muoversi contento verso la meta che ci viene incontro e che non cerchiamo".

Un capitoletto in particolare è intitolato "Del lavoro del Papalagi e del modo in cui vi si smarrisce" in cui Tuavii descrive in modo semplice e per questo disarmante che cosa significa avere un lavoro e cosa questo comporta, tutto quello che uno fa il Papalagi lo trasforma in lavoro. Ma così non si accorge che il suo agire è sbagliato: lo si vede dal fatto che ci sono europei che ingrassano in modo esagerato, che non sanno costruire una capanna o condurre una canoa, che fanno un unico e solo lavoro per tutta la vita e questa è la causa della grande infelicitá del Papalagi. "É bello prendere acqua al ruscello, anche più volte al giorno; ma chi deve farlo dall'alba al tramonto, tutti i giorni e a tutte le ore, finché gli bastano le forze, scaglierà via in un impeto d'ira il secchio, pieno di collera per le catene con le quali è tenuto il suo corpo. Perché niente è più pesante che dover fare sempre la stessa cosa".

E del cinema dice: "ognuno può nell'oscurità prendere per sé e vivere nella vita finta quel che nella vita reale non ha vissuto né mai vivrà." ..."La conseguenza di questa passione è che molti Papalagi una volta fuori dal luogo della finta vita, non la riescono più a distinguere dalla vita reale".

E dei giornali: "In queste carte si trova la grande saggezza del Papalagi."..."vuol essere informato su tutto"..."proprio le cose brutte e dolorose vengono descritte fin nei minimi particolari, più di quelle belle, come se non fosse molto più importante e gratificante comunicare il bene piuttosto che il male".

Il troppo pensare è una malattia:" ...c'è da chiedersi se stupido è chi non pensa molto, o chi pensa troppo"."[il Papalagi] spesso vive solo con la testa! mentre tutti i suoi sensi sono profondamente addormentati"..."È per lo più un uomo con i sensi che vivono in inimicizia con lo spirito: una persona che è divisa in due parti"."Pensa, ma non vede il piacevole paesaggio che attraversa con il suo viaggio". Allo stesso modo vengono cresciuti i bambini ficcando nella loro testa "tanti pensieri quanti ce ne entrano".

E infine il monito del grande capo è: "Cari fratelli non pensanti [rivolto al suo popolo] dobbiamo emulare davvero il Papalagi e imparare a pensare come lui? Io dico "..."ci dobbiamo guardare da tutto quello che ci vorrebbe togliere la gioia di vivere! da tutto quello che mette in lite la nostra testa con il nostro corpo. Il Papalagi ci mostra con il suo esempio che il pensare è una grave malattia, una malattia che diminuisce di molto il valore di un uomo".

Ho scelto questo nome per il mio studio perché in qualità di terapeuta transculturale ritengo che il mio compito sia di aiutare i Papalagi che si rivolgono a me a ritrovare la loro vera natura, l'unità di corpo e mente, il valore dei sensi alla pari con quello della mente e riflettere sul nostro stile di vita che ci allontana sempre più da quella gioia di vivere di cui parla Tuiavii.

Dott.ssa Katiuscia Melato - Psicologa e psicoterapeuta - Monza

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